Sorelle d'Italia

C’è un’Italia che vince e che convince. Così, mentre lasciamo che il generale continui a sognare il suo patriarcato in salsa mediterranea, tutto muscoli, ma niente cervello né emozioni, gli italiani possono tranquillamente lasciarsi emozionare da Nadia Battocletti e Sara Curtis. In questa estate caldissima, mentre gli undici azzurri che dovrebbero giocare l’unico sport da professionisti (cit. Gabriele Gravina) possono al massimo slogarsi i pollici giocando a FIFA alla PlayStation, quelle che davvero convincono sono due giovani che rappresentano l’Italia del futuro: donna e multietnica.
Nadia Battocletti, papà trentino e mamma di origini marocchine, non si fa scrupoli (per fortuna) a dichiarare pubblicamente la sua fede musulmana, ma intanto per il nostro tricolore ha conquistato una meravigliosa doppietta - sui 5.000 e sui 10.000 metri - agli Europei di Birmingham, con tanti saluti all’importanza delle radici cristiane d’Italia, così care ai destroidi nostrani, nostalgici di un glorioso passato purosangue che però esiste solo nella loro mitologia ideologica. Fuori dalle piste in tartan, ma immersa in una vasca di acqua clorata, Sara Curtis - con un padre nato in Italia e una madre nata in Nigeria - infrange il record che fu di Federica Pellegrini e a soli 19 anni mette il suo nome tra le massime stelle del nuoto mondiale.
Per chi come me non è particolarmente appassionato di sport potrebbe essere una notizia secondaria, eppure diventa un fatto da tenere a mente perché smonta una narrazione che sta diventando pericolosamente mainstream e che divide gli italiani tra cittadini di serie A e di serie B, tradendo un dettato costituzionale che, in maniera verrebbe da dire visionaria, all'indomani della seconda guerra mondiale aveva intuito che il futuro sarebbe stato sempre più meticcio, e proprio per questo sempre più bello e ricco.



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